Paola Pivi

Nata in Italia nel 1971, Paola Pivi ha una pratica artistica variegata ed enigmatica. Mescolando il familiare con l’alieno, Pivi lavora spesso con oggetti comunemente identificabili che vengono radicalmente modificati per introdurre una nuova scala, un nuovo materiale o un nuovo colore. Il suo lavoro sfida il pubblico a cambiare il proprio punto di vista, rendendo spesso possibile ciò che prima sembrava impossibile. Spaziando dalla scultura al video, dalla fotografia alla performance e all’installazione, la pratica di Pivi supera i limiti percepiti. Gli animali sono spesso protagonisti nel mondo di Pivi. L’artista attinge alle loro caratteristiche percepite e le infonde con manierismi umani: gli orsi polari praticano yoga, si appendono ai trapezi e interagiscono tra loro, a volte facendo spuntare piume multicolori. Le sue opere hanno visto protagoniste zebre che giocano nell’Artico, pesci rossi che volano su aeroplani e un aereo Piper Seneca sollevato sulle ali per ruotare costantemente in avanti, come si vede nella sua installazione del 2012 per il Public Art Fund, How I Roll. Pivi è stata protagonista di numerose mostre personali in tutto il mondo, tra cui It’s not my job, it’s your job al [mac] Musée d’Art Contemporain de Marseille; You know who I am alla High Line di New York e World Record al MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, in Italia. Pivi ha esposto a livello internazionale in istituzioni quali il Palais de Tokyo, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, il Centre Pompidou, la Fondazione Prada, la Tate Modern e il MOMA PS1, consolidando la sua posizione nell’arte contemporanea.
A close-up portrait of a Tai Shani with a calm expression. She has long, wavy dark brown hair with visible gray strands. She is wearing a white shirt and a dark vest, with a subtle necklace.
La mia pratica artistica è dedicata allo studio del significato culturale di vari segni e simboli. Il mio apprezzamento e il mio fascino per l’iconografia plasmano la maggior parte delle preoccupazioni concettuali e formali della mia pratica artistica. Il motivo Infinity Flower, che è alla base del mio design per MaxMara, è una stampa floreale con un significato più profondo. I fiori recisi, con la loro bellezza effimera e la loro fragilità, sono simbolici della condizione umana corporea. L’Infinity Flower è simile a una pianta perenne naturale che fiorisce anno dopo anno, sopravvivendo agli elementi e tornando al suo stato originario. Questo disegno ci ricorda che la nostra trasformazione risiede nelle nostre radici e al di fuori della nostra forma. Il processo di stampa di questa opera d’arte indossabile si ispira all’antica tecnica di tintura batik.
Victoria Kosheleva (the artist) hand-painting the trench coat prototype, seated on a wire chair amidst sketches and blue swan motifs.
Nata a Mosca nel 1989, Victoria Kosheleva vive e lavora attualmente tra Parigi, in Francia, e Pietrasanta, in Italia. Kosheleva è un’artista contemporanea il cui linguaggio visivo unisce la pittura a olio su tela, la litografia e l’estetica digitale, dando vita a uno stile unico e riconoscibile. Il suo lavoro è spesso descritto come “cyber-espressionismo”, in cui la materialità della tela si fonde con la natura effimera del mondo digitale. L’artista esplora il fenomeno dell’inconscio attraverso la lente del simbolismo e della filosofia della percezione. Nelle sue opere, la realtà si trasforma, creando spazi stratificati in cui immagini decontestualizzate acquisiscono nuovi significati. Schermi, specchi e superfici d’acqua diventano portali verso un mondo metafisico dove i confini tra fisico e virtuale si dissolvono. La tavolozza cromatica di Kosheleva richiama le tradizioni espressioniste dei primi del Novecento, pur ispirandosi alla saturazione degli schermi digitali, immergendo lo spettatore in una condizione di iperrealtà. Le opere di Kosheleva sono state esposte a livello internazionale, ricevendo riconoscimenti per la loro profondità e ambiguità. La sua pratica artistica incarna il concetto di pittura come interfaccia tra coscienza e inconscio, sogno e realtà, arte e tecnologia. Victoria Kosheleva ha completato la sua formazione presso il Dipartimento di Arte Monumentale dell’Accademia d’Arte di Mosca intitolata a Surikov. Dopo il conseguimento del master, ha proseguito gli studi alla Parsons New School di New York. Successivamente ha approfondito la sua ricerca artistica e filosofica presso i Free Workshops di Mosca, prima di trasferirsi a Parigi. Questo trasferimento ha rappresentato una svolta cruciale nel suo percorso creativo, permettendole di riconsiderare le proprie competenze accademiche e sviluppare uno stile artistico personale e distintivo. Nel 2014 è stata selezionata per una residenza artistica annuale presso la Cité Internationale des Arts di Parigi, esperienza che ha profondamente influenzato la sua visione artistica. Il rigore tecnico e l’attenzione alle qualità pittoriche sono diventati tratti distintivi del suo lavoro. Dal 2014 risiede stabilmente a Parigi. Negli anni, Kosheleva ha collaborato con importanti realtà come Gucci, Badlon Magazine e diverse istituzioni culturali. Nel 2023 ha realizzato una serie di litografie presso il rinomato Idem Atelier di Parigi, con due opere oggi presenti nella collezione della Bibliothèque Nationale de France. Ha partecipato a progetti culturali internazionali, tra cui collaborazioni con il Museo Etnografico di San Pietroburgo e la prima Biennale della Repubblica dei Komi, in cui le sue opere hanno indagato temi legati all’identità regionale e al patrimonio culturale. Nel 2024 ha debuttato con una esibizione personale presso lo spazio museale “Forma”, ricevendo ampi consensi per il suo approccio unico ai temi contemporanei. Dal 2020 è residente dei programmi POUSH e POUSH MANIFESTO, iniziative parigine che rappresentano una piattaforma influente per l’arte sperimentale e contemporanea in Francia. Negli ultimi due anni, Kosheleva ha lavorato a Pietrasanta, approfondendo le pratiche materiali locali, in particolare con marmo e bronzo, integrando armoniosamente materiali classici con la sua visione contemporanea.
Artist Tschabalala Self poses for a portrait, looking directly at the camera. She wears a striped headband over dark braided hair and a cropped brown cardigan. Her vibrant signature artwork, featuring collage and bright orange and yellow motifs, is visible behind her.
Shafei Xia - portrait
La pratica artistica di Tai Shani, che spazia tra performance, film, fotografia e installazioni, si fonda sull’utilizzo della scrittura sperimentale come metodo guida. Oscillando tra concetti teorici e dettagli viscerali, i suoi testi mirano a tracciare coordinate poetiche con l’obiettivo di dar vita a cosmologie frammentarie di non- sovranità marginalizzata. Prendendo spunto da storie luttuose e non ancora sopite di lavoro riproduttivo, malattia e solidarietà, il suo lavoro si concentra sul recupero di modalità estetiche coniugate al femminile– dal floreale allo psichedelico, fino al gotico – reinterpretate in chiave di militanza utopica. In questa prospettiva, l’epico, tanto nella sua forma letteraria estesa quanto nella sua intensità affettiva, costituisce spesso la matrice del suo approccio: i progetti di lungo respiro di Shani si sviluppano attraverso narrazioni storiche e mitiche, come la città allegorica delle donne di Christine de Pizan o la storia sociale delle intossicazioni psichedeliche da ergot, estendendosi in formati divergenti e collaborazioni eterogenee. Le sue opere indagano il desiderio nella sua dimensione (infra)strutturale, elaborando un realismo che oppone una fantasia materiale all’attuale presente patriarcale e Capitalista-razziale. Tai Shani è stata vincitrice del Turner Prize 2019, insieme a Lawrence Abu Hamdan, Helen Cammock e Oscar Murillo. Il suo lavoro è stato ampiamente esposto nel Regno Unito e a livello internazionale.
Tschabalala Self (Harlem, New York, 1990) vive e lavora nell’Hudson Valley, New York. L’artista ha sviluppato un linguaggio unico attraverso l’utilizzo combinato di pittura, incisione e scultura per esplorare le possibilità dell’arte figurativa. Le sue opere, incentrate prevalentemente sulla rappresentazione femminile, prendono forma dalla combinazione di tessuti cuciti, materiali stampati e superfici dipinte, attingendo a diverse tradizioni artistiche e artigianali. Gli aspetti formali e concettuali della sua ricerca ampliano e approfondiscono un’indagine critica intorno all’identità e al potenziale di realizzazione dell’essere umano. Tra le sue più recenti mostre personali e performance si ricordano quelle presso Longlati Foundation, Shanghai (2025); Espoo Museum of Modern Art, Finlandia (2024); Kunstmuseum, San Gallo (2023); Le Consortium, Digione (2022); Performa Biennial, New York (2021); BaltimoreMuseum of Art, Baltimore (2021); ICA, Boston (2020), tra le altre. Le opere di Self fanno parte di importanti collezioni internazionali, tra cui Albertina Museum, Vienna; The Art Institute of Chicago; Brooklyn Museum, New York; Consortium Museum, Digione; Hammer Museum, Los Angeles; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington D.C.; ICA, Boston; Institute of Contemporary Art, Los Angeles; Los Angeles County Museum of Art; Musée d’Art Moderne de Paris; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; New Museum, New York; Pinakothek der Moderne, Monaco; San Francisco Museum of Modern Art; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Stedelijk Museum, Amsterdam; Studio Museum Harlem, New York; Whitney Museum of American Art, New York, tra gli altri.
Shafei Xia (ShaoXing, Cina, 1989) vive e lavora a Bologna. La sua ricerca artistica si caratterizza per un linguaggio irriverente ed elegante al tempo stesso, affrontando temi come il desiderio, la gelosia e la violenza, sia in forma simbolica che esplicita.L’artista ricorre spesso all’autoritratto in forma di tigre, simbolo di potenza e forza istintiva, legato nell’alchimia cinese al principio attivo e dinamico in opposizione a quello passivo. In questo modo mette in atto un ironico scambio di ruoli tra uomini e donne, così come tra esseri umani e animali. Nei dipinti su carta di sandalo e nelle sculture in ceramica, Xia rielabora le tradizioni erotiche cinesi e l’estetica taoista attraverso l’inversione dei ruoli di genere. Se la cultura visiva Ming e Qing raffigurava le donne come muse passive, nelle sue opere esse si riappropriano di autonomia e potere d’azione: seducono, suonano musica, cavalcano tigri. Dopo la laurea triennale in Scenografia conseguita presso la Chongqing University (2012), si trasferisce a Shanghai (2013), dove inizia il proprio percorso artistico. Dal 2017 vive a Bologna, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti nel 2020. Dal 2020 Shafei Xia è rappresentata da P420, Bologna. Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre internazionali, tra cui The Infinite Woman (Fondation Carmignac, 2024), I Licked It, It’s Mine (Museum of Sex, New York, 2024), Looking at Her (Women’s Art Collection, Cambridge, 2025). Tra i riconoscimenti recenti figurano lo Spirit Now London Acquisition Prize 2024 e il Club GAMeC Prize 2024. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui la Women’s Art Collection al Murray Edwards College (UK), ILHAM (Malesia), GAMeC (Bergamo) e il Museum of Sex (New York). In Autunno 2025 esporrà Fantastica, 18a Quadriennale d’Arte (Roma, 2025), nella mostra curata da Francesco Bonami.

Tai Shani

L'artista

Francesco Bonami

Il curatore

Victoria Kosheleva

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Tschabalala Self

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Paola Pivi

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Shafei Xia

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